54. Esposizione Internazionale d’Arte ILLUMInazioni

«Un titolo come ILLUMInazioni dà spazio al tema della luce, centrale in tutta la storia dell’arte, ma provoca anche una riflessione sul mondo dell’arte come comunità sovra-nazionale. […] Il gesto di introdurre Tintoretto in una mostra che è totalmente concentrata sull’attualità è una provocazione che vuole suscitare una discussione […] recuperare un confronto con la storia dell’arte. […Tintoretto] è molto teatrale, quasi cinematografico. Le sue prospettive non sono più come nel Rinascimento, dove tutto è più statico e l’uomo è il centro del mondo. In lui tutto è in bilico e ci sono momenti di luce estatica, quasi “febbrile” che sembra provenire da altrove. Un universo divino e un universo quotidiano che si riuniscono. Lo trovo molto illuminante per una persona d’oggi. […] la presenza di questi dipinti alla 54. Biennale deriva dalla convinzione che, con la loro immediatezza pittorica, possano rivolgersi ancora oggi a un pubblico contemporaneo [Ultima cena, Trafugamento del corpo di san Marco]. […] La creazione degli animali, con la sua gaia solennità può essere anche letta come allegoria della creazione artistica, trasmette un collegamento decisamente estatico con il pensiero creativo. […]». (Bice Curiger, curatrice della 54. Biennale d’Arte di Venezia, 2011)

La Biennale vista con gli occhi dei ragazzi

«La parola illuminazioni può essere considerata in molti modi: l’illuminazione di un’idea, l’illuminazione di un luogo, avendo a che fare con l’arte la luce in un quadro. Nel titolo però c’è anche il tema delle nazioni. Molti sono infatti i padiglioni nazionali, ma l’arte può riunire tutto il mondo». (T. Tiozzo, S. Tozzato)

Voci narranti

«L’Ultima cena del Tintoretto è un dipinto realizzato alla fine del 1500, ma questo capolavoro rientra perfettamente nel tema della Biennale 2011 grazie alla enorme fama dell’artista, maestro della luce. Nella tela saltano subito agli occhi tre punti luce, la luce profana, quella religiosa e quella spirituale; rispettivamente, la luce che proviene dalla lampada al soffitto che irradia e investe i vari personaggi rappresentati nella tela, poi la luce che emana dalle aureole degli apostoli e di Gesù, infine la luce degli angeli. Questa opera per me è stata la più bella tra tutte le altre della mostra di arte contemporanea». (L. Pasini)

«Il quadro per me è di una bellezza divina, non ci sono aggettivi per descrivere le emozioni che questo suscita». (S. Tozzato)

«Una delle due opere che più mi hanno colpita è stata l’Ultima cena di Tintoretto. In questo quadro, per la prima volta, vengono dipinti angeli senza corpo e che sembrano uscire dalla luce. Nei dipinti dell’ultima cena, Gesù è sempre rappresentato al centro del tavolo, mentre Tintoretto non l’ha dipinto al centro del tavolo ma al centro del quadro». (G. De Marchi)

«Il contrasto tra la luce e l’ombra crea un effetto quasi “magico”, surreale». (A. Rocco)

«L’opera che mi ha colpito di più per il suo significato è stato il para-padiglione creato da Song Dong all’Arsenale; questo rappresenta la casa della madre dell'artista in Cina. Secondo le leggi cinesi del tempo, era vietato ai poveri avere case a due piani perché si dovevano riconoscere quelle dei ricchi. Le case dei poveri, però, potevano avere una voliera sopra di esse. L’opera mette in risalto la luce dell’intelletto perché mostra come, per ampliare la propria casa, si costruivano delle stanze nel retro della voliera, dimostrando intelligenza e furbizia. L’artista ha voluto mettere in luce come i poveri cercassero di migliorare le precarie condizioni di vita, pur infrangendo la legge: chi veniva sorpreso con un secondo piano abitabile veniva punito».
(A. Giacomin)

«Roman Ondák ha presentato Time Capsule, la riproduzione della capsula usata nel 2010 in Cile per salvare i trentatré minatori intrappolati nella miniera. Dipinta di bianco, rosso e blu, i colori della bandiera cilena, la capsula è alta 4 metri, pesa circa 460 chili e ha un diametro approssimativo di 50 cm. Date le sue dimensioni, nell’ascensore, poteva salire soltanto una persona. Per riprodurre l’effetto buio-luce e farci vivere l’esperienza vissuta dai minatori, la capsula è stata posizionata in una stanza buia. La sensazione di claustrofobia era sottolineata dalla proiezione di un video che riprendeva tante persone in uno spazio piccolissimo».
(S. Caccin, L. Piva)

«L’opera di Mai-Thu Perret mi ha colpito per il suo significato: l’identità della donna.
Il triangolo e la donna vestita di un abito che ne evidenzia lo scheletro interno, rappresentano rispettivamente quanto le donne possano essere forti, ma anche deboli. Il triangolo infatti, viene usato per curare una specifica emicrania, che colpisce soprattutto le donne».
(S. Marinato)

                 

«L’artista francese Jean-Luc Mylayne, durante i viaggi compiuti con la moglie per il mondo, ha unito le sue grandi passioni: la fotografia e l’ornitologia. Mylayne, infatti, fotografava solamente gli uccelli, usando una macchina analogica e non utilizzando mai l’auto ritocco. In 25 anni ha fatto solamente centocinquanta scatti - tutti pezzi unici - perché prima di fare una foto doveva sentirsi in totale sintonia con il soggetto, trovare la luce e il momento giusto. Per creare luccichii o effetti di buio utilizzava solamente dei panni scuri o della carta rifrangente. Quest’opera mi è piaciuta perché l’artista è riuscito realizzare immagini perfette senza utilizzare nessun tipo di tecnologia e con le sue fotografie è riuscito a infondermi un senso di gioia». (R. Barolo)

«Sono rimasta veramente colpita dalle sfumature e dai piccoli dettagli che l'artista è riuscito a cogliere, un lavoro davvero impressionante. Un’esperienza fantastica, questo vuol dire dedicarsi veramente al lavoro che si fa». (V. Pavanetto)

  

«Mi ha colpito il para-padiglione presentato dall’artista austriaco Franz West che espone la cucina della sua casa a Vienna, ribaltando però le pareti dall’interno verso l’esterno e quindi rendendo pubblica la dimensione privata. Lungo il perimetro della stanza, rivestita con una carta da parati verde, sono esposte le opere della sua collezione personale. Questa opera può essere interpretata come un invito alla società ad aprirsi, a non richiudersi in sé stessa per non affrontare i problemi del presente».
(M. Veggo Scocco)

  

«Suono, luce e movimento sono i protagonisti nell’opera di Haroon Mirza: una stanza insonorizzata, rivestita di gommapiuma nera, con al centro dei neon appesi al soffitto che aumentano d’intensità luminosa con l’aumentare del suono generato dalla cassa che si trova sotto il pavimento a griglia. Stando al centro della stanza si riesce a sentire una vibrazione all’interno del corpo. Questa opera mi è piaciuta molto per la reazione che si crea tra un elemento e l’altro». (S. Caccin)


«The Clock di Christian Marclay è tra le opere che mi hanno colpito maggiormente: la simultaneità col tempo che passa affascina, perché è come se l’opera si evolvesse insieme allo spettatore. Mi ha stupito la difficoltà nel realizzare un film che dura 24 ore e che presenta in qualsiasi sequenza un’ora che coincide con quella reale, lo trovo semplicemente meraviglioso».
(D. Beqiri)

«Il film si può definire un collage di pellicole cinematografiche di qualsiasi genere ed epoca, che scorrono ininterrottamente. Sicuramente la cosa che più mi ha impressionato è la concezione di un’opera simile, che sottolinea l’importanza e il nostro attaccamento al tempo». (G. Lodde)

«L’opera ha vinto il Leone d’oro - premio che va dato alla migliore opera d’arte - e la giuria ha detto: “Marclay negli ultimi trent’anni ha scardinato i confini tra i diversi generi e forme artistiche. The Clock è indubbiamente un capolavoro”. Per me l’opera spiega che il tempo scorre velocemente e non si può mai sapere ciò che potrà succedere». (A. Rocco)

    

«Spazio elastico di Gianni Colombo consiste in una stanza con degli elastici fluorescenti, la cui disposizione a forma di cubo, occupa tutto lo spazio. Lampade ad animazione elettromeccanica, e particolari luci di colore viola, rendono l'atmosfera claustrofobica, limitando la percezione dello spazio disponibile e rendendo più goffi i movimenti. L'autore di questa opera ha voluto trasmetterci l'idea dello spazio, che può essere manipolato a nostro piacimento, porgendoci prospettive diverse».
(J. Arhip)

«Others è l’opera progettata dall’artista di origine padovana Maurizio Cattelan che ha riproposto l’installazione Tourists presentata alla Biennale del 1997. Allora aveva impagliato 200 piccioni, uccisi per disinfestazione, provenienti dalla Spagna. In questa occasione ha pensato di aggiungerne, arrivando a circa 2000 volatili sparsi in tutte le sale del padiglione centrale. Secondo me l’opera è molto semplice quanto originale, perché riesce a dare al visitatore un pizzico di allegria e allo stesso tempo di disagio, causato dallo sguardo irreale dei piccioni posti sulle strutture del soffitto». (G. Lodde)

«Mi sentivo un estraneo in mezzo a tutti quei piccioni che mi fissavano». (T. Tiozzo)


  

«Un’opera molto bella è stata quella di Llyn Foulkes nella quale Superman è seduto su una roccia e sta leggendo un giornale, sulla cui prima pagina, scritto a caratteri cubitali, c’è un titolo che dice “WAR” e un baloon in cui lui si chiede “WHERE DID I GO WRONG?”. Se lo chiede perché è scoppiata la guerra e nemmeno lui, che è un eroe, è riuscito a fare qualcosa perché tale tragedia non accadesse. L’opera mi è piaciuta molto perché ha toccato un argomento che riguarda un po’ tutti, ognuno di noi non vorrebbe che le guerre scoppiassero, ma purtroppo accade lo stesso.
Mi è piaciuta molto anche l’opera Fantasia dell’artista marocchina Latífa Echakhch che, con delle aste di bandiera storte che danno un senso di insicurezza, provoca la comunità internazionale. Quest’ opera vuole testimoniare come da un punto di vista teorico si dia importanza alla propria nazione, ma poi non lo si dimostri con atti concreti». (J. Franceschini)


«Il cubo di pongo, con i colori della bandiera egiziana, Who’s Afraid of Free Expression? dell’artista Norma Jeane è un’opera interattiva, si può toccare e modificare, e proprio per questo motivo mi è piaciuta molto. L’opera è molto simbolica perché è cambiata nel tempo come è stato cambiato l’Egitto, e ha quindi un grande significato per le recenti vicende del paese».
(M. Lagas)


«La visita alla Biennale è stata una bella esperienza perché abbiamo potuto vedere molte opere stupende; a volte non bastava guardarle per capirle, ma si doveva pensare e in alcuni casi guardarle da un altro punto di vista». (A. Bertoldo)