Luce progettata

Un edificio, visto dall’esterno, si presenta come un volume articolato in piani esposti alla luce: sono le aperture, gli elementi aggettanti, la decorazione plastica, la tessitura delle superfici, le pareti concave o convesse a generare ombre più o meno profonde e a determinare un dialogo con lo spazio circostante.

Leon Battista Alberti
Palazzo Rucellai, 1450-60
Firenze.

                    

Mauro Codussi
Palazzo Vendramin-Calergi, 1481-1509
Venezia.

Nella facciata del maestoso Palazzo Vendramin-Calergi, progettata da Codussi, è leggibile l'intento di conseguire una regolarità rinascimentale ispirata all’albertiano Palazzo Rucellai - prototipo di residenza signorile - senza rinunciare alla leggerezza e alla prevalenza dei vuoti sui pieni, caratteristiche dell'architettura veneziana. Mentre Alberti, nel palazzo fiorentino, aveva delineato un raffinato gioco di rapporti lineari in superficie, Codussi moltiplica le finestre e accentua la plasticità dei volumi, sottolineata dal contrasto delle luci e delle ombre.

Ancora a Codussi si deve la costruzione della prima chiesa rinascimentale a Venezia: principi matematici regolano forme e volumi che, uniti da precise proporzioni, raggiungono un equilibrio perfetto. I levigati conci in pietra d'Istria, le cornici sporgenti e gli ornamenti a conchiglia decorano plasticamente la facciata che, nel suo nitore privo di preziosismi, risplende sulla laguna.

Mauro Codussi
San Michele in Isola, 1469-1478
Venezia.


All’opposto della sobrietà razionale del linguaggio rinascimentale, l’architettura barocca si esprime attraverso plastici e dinamici movimenti di masse e di luce, atti a creare affascinanti effetti prospettici e scenografici.
A Venezia, Longhena, nelle facciate dell'imponente edificio commissionato dal doge Giovanni Pesaro, realizzò suggestivi giochi coloristici dovuti sia all'uso del bugnato al piano terreno, impiegando conci a forma di diamante volutamente non levigati, sia all'abbondanza di colonne. La decisa rientranza delle finestre, rispetto al piano della facciata, dà vita a vibrazioni pittoriche chiaroscurali e l’esuberanza barocca si esprime nella commistione di scultura e architettura.
La stessa che si ritrova nella famosa chiesa della Salute, sempre di Longhena, commissionata dalla Repubblica ed eretta in onore della Vergine per la liberazione dalla peste che, scoppiata nel 1630, aveva falcidiato un quarto della popolazione. La chiesa a pianta ottagonale, preceduta da una solenne gradinata, si erge teatralmente su un alto palco come stupefacente scenografia di volumi e, nella sua forma di "corona", indica un'importante similitudine con la corona della Vergine, emblema di vittoria. La costruzione, perimetralmente scandita dai prospetti delle sei cappelle, presenta una grandiosa facciata sulla quale domina, circondata da uno stuolo di statue, la grande cupola sostenuta da otto robusti pilastri e da eleganti volute a spirale.

Baldassarre Longhena, Antonio Gaspari
Ca’ Pesaro, 1652-82, 1703-10
Venezia.

                    

Baldassarre Longhena
Santa Maria della Salute, 1631-81
Venezia.

L’accentuato dinamismo del linguaggio barocco si esprime con tutta la sua ricchezza formale ed espressiva nelle architetture di Borromini, forme in divenire percorse da un fluido di energia. Un immediato riconoscimento gli fu attribuito in Roma per la straordinaria originalità del primo progetto affidatogli - San Carlo alle Quattro Fontane - la cui facciata fu anche la sua ultima opera. La luce vibra, seguendo quell’alternanza di curve e controcurve, sporgenze e rientranze, di decorazione plastica che si fonde con l’architettura, determinando l’effetto conclusivo. Borromini lavora come un ebanista: «infatti intaglia nervosamente le superfici, spezza le linee, insiste sull’ornato finissimo e spesso “capriccioso”. Tormenta la superficie con un furor simile a quello del pittore che cerca sulla tela il tono giusto». (Argan 1991)

Francesco Borromini
San Carlo alle Quattro Fontane, 1665-67
Roma.


Nella piccola chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza si percepisce l’emozione della materia che ambisce alla leggerezza in quel lanternino che conclude la cupola, avvitandosi verso il cielo con un ritmo rotatorio sempre più rapido.

Francesco Borromini
Sant’Ivo alla Sapienza,
1642-62
Roma.


Altrettanto emozionale è il linguaggio di Antoni Gaudì, interprete del Modernismo catalano: un piacevole gioco di luci e ombre anima l’intensità plastica e coloristica dei suoi sinuosi edifici. «Germinazione, crescita spontanea, espansione della linea come simbolo vitalistico, distruzione dello spazio geometrico, statico, bloccato, per uno spazio in espansione, che nasce come un elemento naturale, come una pianta, come un animale, e si sviluppa, espandendosi, in un ritmo sfrenato e senza fine; distruzione del concetto di esterno-interno in quanto la parete diventa, sia all’interno che all’esterno, come una pelle sensibile che si increspa e si raggrinza al minimo contatto e segue il movimento della struttura e lo accompagna; […] l’organismo architettonico […] visto come “oggetto” da plasmare, da far vibrare, da far “vivere”». (Masini 1978)

Antoni Gaudì
Casa Milà, 1905-10
Barcellona.


Antoni Gaudì
Casa Batlò, 1904-06
Barcellona.


Le qualità formali del vetro, come superficie riflettente e trasparente, furono sperimentate da Mies van der Rohe nei grattacieli progettati agli inizi degli anni Venti. Architetture di vetro che, nel corso del tempo, si sono moltiplicate in svariate declinazioni. Non ultima, la realizzazione a Milano di un progetto dal respiro internazionale: tre torri, firmate da Zaha Hadid, Arata Isozaki, Daniel Libeskind, ribattezzate per le loro forme lo Storto, il Dritto, il Curvo.

Ludwig Mies van der Rohe
Grattacielo di vetro a pianta curvilinea, 1922
modello.

     

Zaha Hadid, Arata Isozaki, Daniel Libeskind
masterplan CityLife, 2015
Milano.