Raja e Shadia Alem
Nate a La Mecca, vivono e lavorano a Jeddah e Parigi.
«Due donne, anzi due sorelle, per la prima volta dell’Arabia Saudita, alla Biennale di Venezia. Ecco le debuttanti al “teatro” delle arti contemporanee della città lagunare: si chiamano Raja e Shadia Alem, scrittrice di fama mondiale la prima, artista la seconda, anche lei internazionalmente riconosciuta, presente nel 2008 tra gli artisti della celebre mostra itinerante Edge of Arabia e nel programma Nabatt, esposto nel padiglione saudita dell’Expo 2010 di Shangai.
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Le Arabian Sisters portano in mostra un’esperienza condivisa. Due voci che si fondono in un racconto della memoria che guarda al presente come luogo di incontro. La città della Mecca, dove entrambe sono nate, costituisce il fulcro dell’installazione creata per la 54esima Esposizione Internazionale delle Arti: “The Black Arch”, l’arco nero.
Nell’opera il passato e il presente si mescolano e la memoria individuale compenetra quella collettiva. Raja spiega: “Sono cresciuta nella consapevolezza della presenza fisica del Nero tutt’attorno a me, le sagome nere delle donne saudite, il telo nero della Ka’ba, la casa di Dio e la pietra nera che, secondo la credenza, ha accresciuto la nostra conoscenza". L’imponenza del nero, che è totale assenza di colore, e la presenza di un’immagine riflessa in uno specchio, costituiscono i valori estetici di un’opera che si pone come un ponte tra culture. L’unione di due mondi attraverso la metafora del viaggio. Dietro all’idea dello spostamento, Shadia spiega di aver sentito il desiderio di seguire le orme di Marco Polo, “portando La Mecca a Venezia, tramite oggetti provenienti dalla mia città: un Arco Nero, una città cubica e una manciata di ciottoli di Muzdalifah”. Dal Nero alla luce di “ILLUMInazioni" di Bice Curiger; una antinomica interpretazione delle artiste al tema centrale della mostra internazionale». (Vespa 2011)
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